Heavenly Matter in Alexander of Aphrodisias

Autori

  • Luca Gili Università degli Studi “G. d’Annunzio”, Chieti-Pescara (Italy) & University of Vilnius (Lithuania)
  • Silvia Fazzo Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, Alessandria- Novara-Vercelli, Italy

DOI:

https://doi.org/10.19272/202500701010

Parole chiave:

Alessandro di Afrodisia, Materia, Metafisica, Aristotele, Forma, Sostanza, Cielo

Abstract

In questo articolo sosteniamo che Alessandro ha dato un contributo originale alla storia della metafisica nella tradizione aristotelica, quando ha sostenuto che sia i corpi celesti che quelli sublunari sono composti dallo stesso tipo di materia indeterminata. Aristotele, d'altra parte, non è stato unanimemente interpretato come un sostenitore dell'idea che esista solo un tipo di materia indeterminata. C'è un testo controverso nella Metafisica, Λ, che è conservato in due versioni: mentre la lettura attestata dalla tradizione diretta sembra dare spazio a una distinzione tra due tipi di materia, Alessandro afferma di aver potuto leggere anche una copia con una lettura che ammetteva un unico tipo di materia meramente indeterminata. Egli ha sempre sostenuto che questa seconda lettura corrispondeva meglio al pensiero di Aristotele. Facendo questa scelta, poteva sviluppare una versione originale dell'Aristotelismo.

Pubblicato

24-03-2025

Come citare

Gili, Luca, e Silvia Fazzo. «Heavenly Matter in Alexander of Aphrodisias». Acta Philosophica 34, no. 1 (marzo 24, 2025): 165–172. Consultato aprile 3, 2025. https://www.actaphilosophica.it/article/view/4669.

Fascicolo

Sezione

Note